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May 12 Caffé lungo senza zucchero (reload)Sempre alle macchinette del caffé:
DanielO: Speriamo di non incontrare la tipa di ieri...
Io: (Guardandomi intorno) ...
DanielO: Non c'è! Mi prendo il caffé veloce e vado subito a fumare una sigaretta.
Io: (Selezionando il caffé) ...
Pazzodall'aspettoSvedese: Hablas espanol?
DanielO: E questo da dove salta fuori? Oddio che mi sta dicendo?
Io: (Sorridendo) Si, un poquito!
Pazzodall'aspettoSvedese: Hgfedjgoie espanol rgiwhneofjhnw...
DanielO: Cosa ha detto? Ma è italiano?
Io: Eres espanol?
Pazzodall'aspettoSvedese: Uhweuhe amici onjnjroen...
DanielO: Ma che vuole? Non lo capisco proprio, meglio scappare a fumare. Possibile che capitino tutte a me?!
Io: (Prendendo il mio caffé) ...
Mi allontano dirigendomi verso la zona fumatori approfittando di un suo momento di distrazione.
DanielO: Devo smettere di bere caffé!
Io: (Accendendomi la sigaretta) ...
Entra nel locale fumatori il Pazzodall'aspettoSvedese e si siede accanto a me.
DanielO: Eccolo di nuovo. Fingi di interessarti al discorso sulle partite del giorno prima dei due colleghi seduti di fronte!
Io: Minchia la Juve ieri!
Pazzodall'aspettoSvedese: Rgfjjdjshhokf espanol grokgfor
DanielO: Ancora con sto "espanol", ma cosa dice, non lo capisco! Fingi di non aver sentito
Io: ...
Pazzodall'aspettoSvedese: Wohguhgoihirfue accendere ihihgijuh
DanielO: Mi sta forse chiedendo da accendere?
Io: (Accendendogli la sigaretta e rivolgendomi a quelli di fronte) che partita ieri!
Pazzodall'aspettoSvedese: Popjoifjnbjnfd occhiali wohgfoheoife rubano fwrbgijehb
DanielO: Ora sono terrorizzato, se faccio finta di nulla forse la smetterà. Quasi era meglio la sgallettata che ci provava.
Io: ...
Pazzodall'aspettoSvedese: Sohonwfnl tutti così ognbwonhfonj prima peccano poi oejhnbgjnr
DanielO: Oddio partiamo con i discorsi mistici!
Io: (Fumando rapidamente la sigaretta) ...
Pazzodall'aspettoSvedese: (Mettendosi gli occhiali da vista) vbidbnifjvodf vogliono farmi arrabbiare gvowhifjheij ma io ibefbwibi
DanielO: Basta vado a lavorare dieci minuti prima!
Io: (Tirando dalla sigaretta come fosse una cannuccia di un cocktail) Occhei vado a lavorare.
Pazzodall'aspettoSvedese: Onsoidnjinb espanol vgdiwjsnbirej
DanielO: Seeeee, ciao!
Mi alzo e mi dirigo verso la porta.
DanielO: Ma tutti io li devo raccattare?!
Io: Ciao a tutti!
Pazzodall'aspettoSvedese: Ciao a te, buon lavoro e buona giornata!
DanielO: Ma come non si capiva nulla di quello che diceva ed ora ha elaborato una frase chiara e di senso compiuto?
Appena uscito mi guardo intorno e mi tocco le balle. Si sa mai.
May 11 Caffé lungo senza zuccheroScambio di battute una mattina alle macchinette del caffé:
Io: ...
DanielO: Adesso mi prendo un bel caffé, speriamo mi svegli...
Sconosciutapocopiùcheventenne: Allora come va la tua casa?
Io: ... b bene...
DanielO: E questa chi è? La conosco? Oddio non ricordo il nome...
Sconosciutapocopiùcheventenne: Dai è una bella soddisfazione, la stai già arredando?
Io: ... No. Mancano ancora un po' di cose strutturali...
DanielO: Ma quando le ho raccontato della casa?
Sconosciutapocopiùcheventenne: Deve essere eccitante! E com'è questa casa?
Io: Piccola, con tante nicche, un camino e dei mattoni a vista...
DanielO: Forse le ho parlato una sera da ubriaco...
Sconosciutapocopiùcheventenne: Che bello, dai in bocca al lupo!
Io: Crepi!
DanielO: ???
Prendo il bicchiere del caffé. Lei mi si fa più vicina.
Sconosciutapocopiùcheventenne: E comunque complimenti!
Io: Grazie...
DanielO: Perchè una di cui non ricordo nemmeno il nome mi fa i complimenti?!
Sconosciutapocopiùcheventenne: Ho saputo la tua età e devo dire che non li dimostri per niente. Al massimo ti davo 24 anni, ma come fai?
Io: Ah, grazie, non lo so! Ma come fai a sapere la mie età?
DanielO: Ti amo già, folle sconosciuta!
Sconosciutapocopiùcheventenne: L'altro giorno stavo parlando con ..... , la ragazza con i capelli lunghi... hai presente?
Io: Ah si...
DanielO: Ma chi?
Sconosciutapocopiùcheventenne: Si parlava di uscire una di queste sere, e si è fatto il tuo nome...
Io: ...
DanielO: Perché mai queste due fanno il mio nome quando parlano di uscire?
Sconosciutapocopiùcheventenne: Si parlava di te e mi ha detto la tua età, non ci potevo credere! Complimenti ancora...
Io: Grazie, ma hai visto tutti i capelli bianchi?
DanielO: Ed ora come me la tolgo di dosso?
Sconosciutapocopiùcheventenne: Ma va! Stai benissimo lo stesso!
Io: (Arrossendo) Sono arrossito! (Scostandomi) Vado a fumare...
DanielO: Scemo! Perchè arrossisci sempre?!
Sconosciutapocopiùcheventenne: Ok!
Mi allontano verso la zona fumatori e con la coda dell'occhio controllo che non mi segua.
DanielO: Ma chi c...o era?!
April 09 Colazione da TiffanyOk la Grande Mela (chissà poi perché "grande" e "mela"?!) ha sempre avuto il suo fascino, non sono il primo a sostenerlo. Milioni di persone costrette a vivere su di un'isola. Ci credo che le nevrosi in quel paese si siano moltiplicate. Ti senti al centro del mondo e nello stesso tempo rinchiuso in quattro mura d'acqua e cemento. La città nasconde una miriade di scorci e luoghi in grado di stregare. Di farti perdere nel vero senso della parola. Non si riesce a fare esperienza di tutto. Ognuno la vive a modo suo. Forse non nel migliore dei modi, ma è sempre qualcosa di unico, un'emozione irripetibile. Anche perché la città in sé è mutevole ed in continuo cambiamento. Quello che ho visto, provato, e sperimentato non è certo quello che possono aver vissuto i miei compagni di viaggio. Qualcuno mi ha detto che non esiste il sogno americano, è solo un'immagine che ci si crea. La vera NY la fanno le persone con cui la vivi. Con cui vivi la città. Comprendo solo ora l'unicità di cui veniva rivestita in tutta la serie: Non ha caso viene personificata come un essere vivente, le si dona un'anima propria. E la senti a pieno questa anima che pulsa in ogni via, ristorante o negozio. Nei turisti e nelle persone che ci vivono da tanti anni. Ognuno con i propri sogni, ognuno che rincorre il suo ideale, quello americano, che in fondo non esiste. Già perché tutta quanta l'America è costruita su degli ideali. Delle immagini, dei simboli che ne rafforzano l'identità e per un secondo ti fanno sognare. Ti fanno credere di essere parte di questo tutto. Io il mio sogno americano l'ho vissuto, brevemente. Ed è stato proprio come in un film.
March 27 Fasten your seatbeltSotto i piedi scorrono tubi colorati. Nelle pareti, tra le nicchie, si diramano fili tentacolari. Come in un sistema vascolare, l'appartamento sta prendendo vita sotto i miei occhi. Si parte dalle giunture, si passa ai nervi e le vene, poi si formano le ossa. Di seguito compariranno gli organi vitali, il cervello che comanderà il tutto e per finire ci posizionerò il cuore. Questo è quello che sta succedendo in questo preciso periodo. La stancezza fisica che ne deriva è tranquillamente sopportabile, quella mentale un po' meno. Ed è proprio per questo che decido di abbandonare, seppur momentaneamente, la "creatura" e concedermi un po' di svago. Solo per me. Parto, e per dieci giorni non ne voglio sapere nulla di formati di piastrelle, essenze di parquet o voltaggi di lampadine. Documenti, liberatorie, fatture; le lascio tranquillamente a chi di dovere. Ogni decisione, in mia assenza, sarà completamente nelle mani di quel folle del mio architetto. Sarà meglio per lui non sgarrare! Per dieci giorni ci saremo solo io e la città. Quale?
DanielO & the city
E quale se no?!
March 05 A-NA-LI-SISto diventando logorroico? No dico avvisatemi per tempo. Mi sembra che ormai questo spazio sia diventato una sorta di area protetta. Un posto dove io riverso tutti i miei dubbi e le mie insicurezze e lui, a volte, rimanda qualcosa di non ben specificato. Oh! quasi meglio di una seduta da uno psicanalista di spudorata matrice Freudiana. Uno bravo!
Rileggere i vecchi interventi mi ha fatto questo effetto. Ma quando precisamente sono finito in questo giro? La risposta la so. Da quando ho perso di vista me stesso. Esattamente nel momento in cui avevo scordato cosa volesse dire stare soli. Dedicarsi del tempo e delle attenzioni. Ed ora mi sento strano in questo nuovo a(m)bito. Non ci ero più abituato, forse non ero pronto. Dopo lo sgomento iniziale, i goffi tentativi di adattamento, inizio a percepire una certa adrenalina. Una corrente elettrica che attraversa le giunture. Che mi fa sentire vivo più che mai. I cambiamenti ci sono, i nuovi orizzonti anche. Per non parlare delle fatture da pagare. Ma in fondo sono tutte cose che dimostrano il fatto che stia vivendo. Che ci sono, che cresco. Cose che ho cercato e desiderato con tutto me stesso.
Persino la famosa sete di conoscenza e la voglia di sperimentare, che un po' mi avevano lasciato, stanno tornando ad essere le mie migliori compagne di viaggio. Ora provo nuovamente questo desiderio e la sensazione, oltre a sembrarmi strana, è casualmente gradevole. La positività, la spensieratezza e quel briciolo di follia, che non guastano mai, sono ancora una volta le mie caratteristiche principali, distintive.
Riconosco il DanielO di cui mi sono innamorato in tempi non sospetti. Le articolazioni sono più toniche, i muscoli tesi, la pelle liscia. Riscopro qualcosa che veramente avevo dimenticato: il contatto con la mia pelle. Quindi di cosa mi lamento?! Vestito di sole aspetto la primavera e che il parquet sia finalmente posato.
February 18 La piramide dei bisogniMi sono sempre affidato ai consigli di Ilona Staller per quanto riguarda la mia vita affettiva. Per quella sessuale, invece, ho dato ascolto ad Alberoni.
Le cose cambiano, perché non cambio anche io? Nascono nuove generazioni che ti fanno sentire più grande. L'ultimo anno con il 2 davanti sinora si è dimostrato un grande sfacelo. Non sopporti più le fatiche ed i luoghi affollati e rumorosi. Il lavoro è fonte di continue preoccupazioni. Mantenersi, quindi lavorare, diviene essenziale. Si diventa più cinici e meno sognatori. Il peso della coscienza si fa sentire maggiormente. Un cocktail lo accusi per giorni e giorni. Il sesso è una cosa sporadica e sempre più complicata. L'amore... beh l'amore ci accompagna sempre, ma anche questo diventa più articolato. Per rispondere alla domanda dovrei cercare la motivazione nelle cose che ho appena elencato. Tutti questi limiti sono il segno tangibile dell'età che avanza, del fatto che ora si cerchino altre cose. Si desidera, ci si diverte, ci si relaziona in maniera del tutto differente e questo è già qualcosa. Ma quando prendiamo piena consapevolezza di non avere più tutto quel tempo a disposizione, una leggera malinconia si impossessa del nostro animo. E' come se all'improvviso si capissero tutte le canzoni che passano in radio. Acquistano inspiegabilmente significato le esistenze dei vari Pausini, Ferro e Ramazzotti. Ecco questo non l'avrei mai creduto! Quindi è vero che con il passare del tempo alcune cose diventano più semplici mentre altre, inspiegabilmente, si complicano? Dove trovare allora l'ispirazione? Ottenuto quello che si vuole, si ha sempre dentro un senso di vuoto, di fame implacabile, che ci spinge sempre a cercare quello che non si possiede!
February 06 Ufficiale (parte III) crisi edition!E' ufficiale! Posseggo! Posseggo una dimora tutta mia. Un mutuo da capogiro ed un'inculata pazzesca con il tasso d'interesse... ma che ci volete fare quando arriva arriva... e bisogna saper cogliere al volo! Non mi spaventa lo stipendio basso e le difficoltà per arrivare a fine mese, nemmeno i rapporti con i vicini (ciao Rosa, ciao Olindo) che ho già conosciuto e sono adorabili (i vostri sporchi ricatti ve li potete mettere in quel posto!). Il frigo vuoto e le bollette alte saranno i miei migliori compagni di viaggio. Nonché la boccia di vodka in freezer. Già perché non puoi vivere da solo e non avere alcool pronto all'uso. Sembra siano due condizioni sine qua non... Quindi non preoccupatevi se mi vedrete con mani screpolate da troppi lavaggi di piatti o camice sgualcite (ma quando mai le metto?!), in realtà dentro rido e me la godo. Fare pipì con la porta aperta, addormentarsi vestiti sul divano con la tv accesa, uscire alle tre di notte perché non si riesce a prendere sonno... questi sono solo alcuni dei vantaggi dei quali portò usufruire vivendo da solo. Ora, però, prima di prendere possesso della regal magione (appena 53mq dove non saprò nemmeno farci stare tutte le mie scarpe) dovrò adoperarmi per portarla allo splendore immaginato e sognato da ormai troppo tempo. Nemmeno i continui litigi con il mio architetto perché reputa una cosa infattibile, mi distoglieranno dalla gioia che mi attanaglia. (perché le luci colorate al neon vengono considerate eccessive?!) L'indecisione sui colori dei materiali mi assilla, possibile che si debba sempre essere schiavi di qualcosa?! Chissenefregà... intanto stringo finalmente tra le mani le chiavi di casa mia!
January 30 Gira la ruotaLa ruota della fortuna è l'arcano numero 10, viene raffigurato come una ruota che gira, con degli strani magici personaggi, che con il loro movimento ne determinano la rotazione.
Questa carta non rappresenta una persona, ma caratterialmente significa l'instabilità e la furbizia, ma anche l'adattabilità rispetto alle situazioni della vita. Nell'antichità questa carta veniva considerata come un vero e proprio simbolo di risoluzione completa delle avversità, simbolo di instabilità, di non programmazione, quindi la carta del destino avverso o benevolo secondo le carte che le si presentano accanto.
In amore questa carta rappresenta un incontro improvviso e casuale o anche una semplice avventura.
Nel lavoro è simbolo di occasione di svolta, rappresentando quelle professioni legate al destino tipo, i giocatori e gli scommettitori in genere.
Nel campo della salute, segnala la pelle e le patologie ad essa abbinate, ma anche le assuefazioni ad alcuni farmaci che possono creare intossicazioni pericolose. Spesso questa carta segnala le patologie e le dipendenze quali l'uso di tabacco, alcol e se circondata da carte nefaste gli stupefacenti.
Astrologicamente rappresenta il mese di Febbraio ed il pianeta Giove.
Il giorno : Giovedì
La pietra : il lapislazzuli.
Il segno : Pesci.
Il rituale : portandola con sé, questa carta, propizia semplicemente i casi di fortuna e le coincidenze positive della vita.
Così mi hanno definito!
January 23 Donne e motori...La mia insegnante yoga mi farebbe un culo così! Possibile che non abbia ancora imparto la lezione? Io, con i motori, non vado proprio d'accordo. Bisogna rassegnarsi all'evidenza. La macchina diventa quel simbolo di libertà ed indipendenza tanto agognata, ma anche il mezzo di tortura più sublime che io conosca. Tortura perchè ne devo riconoscere la bieca dipendenza che mi attanaglia. Ogni intoppo è foriero di malessere e disagi. Per dirla tutta non ne va mai bene una. Ogni 15 giorni il mio mezzo subisce le ingurie di qualche dio superiore, che getta sfighe continue sulla mia circolazione. Tentato furto con scasso e gibollo sulla portiera, graffio sul cofano e "spadinamento" della serratura, sono alcuni degli esempi più significativi degli utlimi mesi. Come se non bastasse l'altra settimana, dopo solo un anno e quattro mesi dall'acquisto, si è fermata in tangenziale e non è più ripartita. Manco con le legnate... La cosa che mi terrorizza non poco è il fatto che il mio meccanico di fiducia, al quale sto mantenendo tutta la prole all'università con annessi dottorati, non capisce che cosa gli sia successo. Non trova il problema e non riesce ad intervenire: Panico! Doveva capitare proprio a me? Quindi riprendendo il parallelismo di quel genio illuminato di Las Vegas, io avrei qualcosa che non va. Qualcosa che non funziona e che non capisco. Mi chiedo: Dove sta il guasto? Saperlo...
January 21 Che fine ha fatto Shola Ama?L'interrogativo mi assilla ormai da giorni. Era bravina, accattivante e di sicura bella presenza. Cosa le è successo? Le cose accadono, fanno un clamore inaspettato, reggono per un po' e poi spariscono. La questione preoccupante sta nel fatto che nella memoria dell'essere umano non si trovi spazio per ciò che emoziona, che segni un periodo felice della vita o semplicemente che faccia passare dei bei momenti. Dopo un po', tutto quello che non solletica maggiormente le nostre reazioni, viene accantonato in un area del cervello remota. Non vi si accede facilmente, solo alcune cose, come l'attacco di una canzone, un profumo o un sapore, possono far rivivere l'esperienza passata. Arrivi alla soglia dei trenta, consapevole di tutto questo, con dei traumi dai quali non ti riprendi tanto facilmente. Poi scopri un giorno che un'altra canzone che non avevi degnato di nota, diventa la tua preferita. Capisci improvvisamente il messaggio che nascondeva dietro la cassa in 4/4. Capisci che tutte le persone che amavano (lo ameranno ancora?) Gigi D'Agostino ci avevano visto lungo. Non so chi l'abbia scritta (in realtà non mi sembra chissà quale paroliere si celi dietro tali versi, può essere Gigi in persona tra un trip e l'altro), ma va benissimo. Rende l'idea, ti emoziona e le parole ti vengono fuori a squarciagola. Soprattutto se la si sente sotto una nuova veste. Acquista un significato ancora maggiore, un'atmosfera unica le regala delle connotazioni profonde, quasi romantiche. Non ci posso credere che questa canzone sia di Gigi D'Agostino! Continuo a ripetermelo come un mantra. E di botto capisci tutta quella schiera di persone che idolatrano il dj a spada tratta, che non lo vedono solo per quello che è, ma anche per quello che comunica. Il profeta dell'amore! Quasi rido a pensarlo. L'ho sempre detto che bisogna dare una seconda chance alle persone. Ed in particolare alle canzoni. Mai dimenticarne una singola nota, mai accantonare un accordo!
I still believe in your eyes; Credo ancora nei tuoi occhi; I just don't care what Non mi interessa cosa You've done in your life. Hai fatto nella tua vita. Baby i'll always be here by your side; Amore sarò sempre qui al tuo fianco Don't leave me waiting too long, Non lasciarmi aspettare troppo a lungo, Please come by! Per favore avvicinati! I still believe in your eyes; Credo ancora nei tuoi occhi There is no choice, Non c'è scelta I belong to your life. Appartengo alla tua vita. Because I live to love you some day; Perché vivo per amarti un giorno You'll be my baby Tu sarai il mio amore And we'll fly away E voleremo via And i'll fly with you, E volerò con te I'll fly with you, Io volerò con te, I'll fly with you, Io volerò con te, And I'll fly with you! Ed io volerò con te!
Every day and every night, Ogni giorno ed ogni notte, I always dream that Sogno sempre che You are by my side. Tu sei al mio fianco Oh, baby, every day and every night, Oh, amore, ogni giorno ed ogni notte, Will i say Vorrei dire Everything it's gonna be alright! Tutto andrà per il meglio And I'll fly with you, Ed io volerò con te, I'll fly with you, Io volerò con te And I'll fly with you, Ed io volerò con te, I'll fly with you, Io volerò con te, And I'll fly with you! Ed io volerò con te!
Shola come back!
January 15 NascondinoFacevo un giro oggi per il paese. Non mi capitava da tempo di avere tempo per soffermarmi ad osservare le cose intorno a me. I luoghi tanto familiari, dove sono cresciuto, sembravano mutati. Avevano un aspetto differente. Posti, scorci, abitazioni che conosco a memoria, potrei riprodurli su di un foglio ad occhi chiusi, oggi erano differenti. Gli spazi, i cortili, le ville i cancelli che da piccolo sembravano enormi, misteriosi pieni di magia, mi sono apparsi improvvisamente piccoli, sterili, limitati. Mostravano tutto senza alcun mistero, la fantasia non li ha resi castelli, giungle, prigioni, ma solo e semplicemente degli spazi spogli, ricoperti da quel poco di neve gelata rimasta. Poi mi sono accorto che stavo osservando tutto con gli occhi della memoria, dei ricordi, del cuore. Gli occhi di un ragazzino di sei, otto anni, che giocava a nascondino per quelle strade, lungo i vicoli, che scavalcava cancelli e profanava giardini. Tutto allora mi sembrava immenso, grande, infinito, da conquistare. Crescendo mi sono perso qualcosa. Quella voglia di sognare, di immaginare, di fantasticare che rendeva ogni cosa così speciale. Particolare. Grande. Non voglio rinunciare a questa cosa, non voglio voltarmi indietro un giorno ed osservare la vita che ho passato, con la stessa malinconia che oggi mi ha accompagnato sino a casa.
January 07 Curare la pelle!Devo ammetterlo sto abusando delle mie forze. Dormo poco e lo stress è sempre alto. L'agenda risulta piena all'inverosimile e l'ho iniziata da nemmeno una settimana. Come si fa ad accumulare tanti impegni in così poco tempo? Dovrei forse fregarmene e cercare del tempo da dedicare a me, per starmene un po' solo e riposare. Non a caso le mie difese immunitarie, vuoi per il freddo o per la stanchezza, mi stanno abbanonando. Odio essere malato, odio starmene senza fare nulla, odio non poter uscire quando e come voglio. Probabilmente è anche colpa del troppo "odio"... dovrei forse imparare a lasciar scorrere e vivere senza preoccupazioni o problemi. Allora invidio, invidio i saggi, gli illuminati, gli imperturbabili i quali, davanti a qualunque cosa, non perdono mai la loro calma interiore ed il loro equilibrio. Anche l'invidia però non porta a nulla di buono. Allora che mi rimane? L'amore, forse con questo riuscirò a stare meglio. Amandomi il più possibile. Ecco forse c'è l'ho fatta...
Ecco, con indosso una di queste mi amerei forse ancora di più!
January 03 Primi pensieriOccorre cominciare bene l'anno nuovo, e quale miglior modo se non proporsi tante cose buone e molte novità?! Per fortuna però che c’è sempre qualcuno che rimane ancorato alle sane vecchie tradizioni, a quelle cose che non cambiano, ai valori di una volta. I detti, in tal caso, risultano sempre un ottimo pretesto per associare la saggezza popolare di una volta ai tempi cupi che più o meno consapevolmente percorriamo. Quale miglior modo per affrontare una nuova era se non quello di tramandare qualcosa dei tempi andati ai giorni nostri?! Ecco quindi che, questo anno, si apre con uno dei motti che io prediligo:
“Rusa de cavei…” December 30 I bei vecchi tempiShould auld acquaintance be forgot, And never brought to mind? Should auld acquaintance be forgot, And auld lang syne?
For auld lang syne, my dear, For auld lang syne, We'll tak a cup of kindness yet, For auld lang syne!
And surely ye'll be your pint-stowp, And surely I'll be mine, And we'll tak a cup o kindness yet, For auld lang syne!
For auld lang syne, my dear, For auld lang syne, We'll tak a cup of kindness yet, For auld lang syne!
We twa hae run about the braes, And pou'd the gowans fine, But we've wander'd monie a weary fit, Sin auld lang syne.
For auld lang syne, my dear, For auld lang syne, We'll tak a cup of kindness yet, For auld lang syne!
We twa hae paidl'd in the burn Frae morning sun till dine, But seas between us braid hae roar'd Sin auld lang syne.
For auld lang syne, my dear, For auld lang syne, We'll tak a cup of kindness yet, For auld lang syne!
Auld Lang Syne, nota in Italia come "Valzer delle candele", è una canzone tradizionale diffusissima nei paesi di lingua inglese, dove viene cantata soprattutto nella notte di capodanno per dare l'addio al vecchio anno e in occasione di congedi, separazioni e addii (per esempio dai compagni di classe alla fine di un corso di studi, o dai commilitoni al temine del servizio militare, o dai colleghi di lavoro in occasione del pensionamento di uno di loro, o ancora per salutare gli amici conosciuti in vacanza al momento del rientro).
Il titolo della canzone, Auld Lang Syne, è un'espressione scozzese ormai accolta anche nei dizionari inglesi dove è tradotta letteralmente come “old long since”, o, in modo meno aderente all'originale scozzese ma senz’altro più corretto, “the good old days” nel senso de “i bei tempi andati”; il testo della canzone è un invito a ricordare con gratitudine i vecchi amici e il tempo lieto passato insieme a loro.
Fan***o 2008!
December 22 Un coniglio per Natale (5)Caro Babbo Natale, mi chiamo Violetta ed ho 28 anni. Nella mia vita ho conosciuto l’amore e ne ho dato al prossimo. Non mi sono mai risparmiata a riguardo. Certo ho un’indole un po’ cinica e battagliera, ma al giorno d’oggi se non sai difenderti la società può avere la meglio. Ti chiederai perché proprio ora che attraverso spavalda e speranzosa la mia maturità, mi stia rivolgendo a te. La questione è alquanto delicata e strettamente personale. So di poter contare sulla tua professionalità; chissà quante persone si rivolgono a te con problematiche ben più serie delle mie… Di certo non spero in una tua risposta ne tanto meno in un segno tangibile che mi stai ascoltando, anche perché non me lo merito. In fondo non ho mai creduto nella tua esistenza, sono sempre stata certa che fosse stata escogitata da abili pubblicitari per vendere più bevande gassate. Eppure sono qui, come ultima risorsa, a chiederti un favore. A tutto quello che è accaduto nella mia vita, ho sempre dato una spiegazione logica e razionale. Ora che vivo nell’incertezza, pervasa da un’aridità sentimentale, sento di poter confidarmi e chiedere a te di essere la mia ultima speranza per un po’ di amore. Il fatto è che le mie due migliori amiche hanno acquistato un tenero coniglietto rosa. Un coniglio da compagnia. A sentir loro, traggono tutto l’affetto di cui hanno bisogno da tale esserino, tanto da non essere più affrante dalla mancanza di un compagno. Passano interi pomeriggi e svariate serate in sua compagnia ed ora più che mai, temo che questa nuova presenza possa minare il nostro rapporto di amicizia. Non che mi trascurino, però se dona a loro tanto affetto, prima o poi non sentiranno più il bisogno di ricercane nella nostra amicizia. Il pensiero dell’isolamento, dell’astinenza e della mancanza di affetto, contro l’appagamento, la gioia e un po’ di sana compagnia; mi rendono desiderosa di possederne uno tutto mio. Rosa come il loro. Di sicuro, al contrario di ciò che sta accadendo alle due sventurate, prometto di farne un buon uso; di non diventare ossessiva e di non isolarmi ancora di più dal mondo reale. Sono sicura di poter controllare la quantità di tempo che passerò in compagnia del mio amico proprio perché conosco cosa vuol dire sentirsi soli, vuoti. Ed è proprio per questo che te lo chiedo in dono, per poter consolare e rilassare questo mio animo, e questo mio corpo, già stremati da ormai troppo tempo, che non riconoscono più il tocco delicato dell’affetto. Dovresti vedere come è fatto questo tenero cucciolo, te ne innamoreresti all’istante! Tutto rosa, con un buon profumo di nuovo e di pulito. Morbido e liscio al tatto. Possiede un musetto e due grosse orecchie che vibrano insistentemente. Ed è proprio questa la caratteristica fondamentale; attraverso questo suo movimento consolatorio, la bestiola è in grado di procurati un tenero calore ed un concitato affetto, mai provati prima. Poi si muove tutto: gira, sobbalza e vibra, tutto questo grazie al suo telecomando. Se gli uomini non mi vogliono dare questo, allora me lo procuro io! E tu, in tutto questo, hai un ruolo essenziale. Sei l’unico che mi può ancora donare, oltre che alla speranza, quel che mi manca per sentirmi una donna completa, almeno per ora, ed appagata. Grazie caro Babbo, ti sarò devota e riconoscente a vita se vorrai ascoltare le mie preghiere. Ricordati anche, per favore, di includere nella confezione delle pile nuove.
Una tua nuova fan Violetta
(Fine) December 15 Un coniglio per Natale (4)L’acqua bolliva da tempo ormai. Si alzò di corsa per spegnere il fuoco e prepararsi la tisana. Al suo ritorno il gatto aveva occupato il suo posto sul divano e non accennava a lasciarla accomodare. Si sentì per l’ennesima volta l’ultima ruota del carro, snobbata e rifiutata. In realtà era lei che rifiutava, che non accettava più tutte le manie, le perversioni e le abitudini strambe del mondo maschile. E se dopo questa sua decisione il sesso opposto si fosse coalizzato contro di lei sapendo che era praticamente impossibile soddisfarla? Sorrise mentre questo pensiero lasciava la sua mente così come vi era arrivato. Scostò bruscamente il gatto e si riaccomodò per sorseggiare la sua tisana. C’era un particolare di tutti quei pensieri, che le avevano occupato l’intero pomeriggio, che ancora le balenava in testa, che ancora non era riuscita a mandar giù. Il senso di incompiutezza, in cui era piombata dopo l’annuncio delle due amiche. Si sorprese alquanto. Possibile che una stronzata simile le fosse rimasta dentro per tutto quel tempo?! E se avessero avuto ragione? Se l’unica fonte di conforto che le fosse rimasta a disposizione era rappresentata da un amichetto acquistato chissà dove? Non poteva arrendersi a questo pensiero! Si stupì di pregare un Dio a caso che la sua vita, soprattutto quella sessuale, non fosse giunta al capolinea. Che non avesse esaurito ancora tutte le possibilità che il buon Signore, o chi per esso, le aveva assegnato per questa sua grama esistenza. Ormai era completamente preda di pensieri assurdi ed euforici. Sospirò sbuffando poi sulla tisana. Proprio prima di appoggiare le labbra al bordo della tazza restò immobile. Si paralizzò fissando il solito punto fisso nel vuoto della sala. Negli occhi le si dipinse un’espressione di chi ha appena scoperto qualcosa di sensazionale. L’aria furba di chi ha appena avuto un pensiero geniale comparve da dietro la tazza. Il gatto si stiracchiò miagolando. Veloce appoggiò la tazza sul tavolino davanti a lei, si diresse in cucina ed incominciò a cercare una bottiglia di vino. Trasse da un pensile alto un bel bicchiere a calice, di quelli che usava indistintamente per gli ospiti o per le bottiglie speciali. Prese dal primo cassetto l’apribottiglie e se ne tornò in sala. Rovistò nel primo cassetto della scrivania finché non ebbe tra le mani una carta da lettere che non era mai stata usata. Era una bella carta, ruvida al tatto, color crema. Prelevata la stilografica dall’astuccio di velluto blu, recuperò tutto il bottino e sempre mantenendo il guizzo di genio ben stampato sul volto, si diresse mestamente al piano superiore. Si rinchiuse nella sua cameretta e stappò la bottiglia di Morellino di Scansano che aveva tenuto in serbo da molto tempo, per la tanto agognata “occasione speciale”. “Al diavolo le occasioni speciali, se continuassi a preservare qualunque cosa come la mia sessualità, non godrei mai dei piaceri della vita!” Sorseggiando quello che, dopo una battuta che aveva sentito in uno sceneggiato televisivo, le piaceva chiamare il suo succo di frutta, appoggiò il bicchiere e distese la carta in mezzo allo scrittoio. Si sedette, prese un altro sorso di quel nettare, stiracchiò ancora una volta il foglio vuoto e con la penna in mano, rivolse gli occhi al soffitto in attesa dell’ispirazione. Penna stretta tra le labbra ebbe il guizzo, rapida la sua mano si diresse verso il foglio. Le parole le uscirono velocemente, come se si fosse trovata in una situazione di scrittura automatica.
(continua...)
December 12 Splendido SplendenteMattina, ore 9. Controllo dal mio chirurgo estetico (ebbene si ho un chirurgo estetico di fiducia, che mi aiuta con le mie insicurezze, e sistema le piccole imperfezioni, in particolare qualche neo). Già il mio parere sul soggetto in questione è abbastanza particolare: Lavora tutti i giorni a qualsiasi ora del giorno e della notte (giuro un dei vari appuntamenti mi è stato fissato alle 22.20). Raggiungibile telefonicamente solo dopo le 22.30 (forse perchè stacca). E' una di quelle persone che sa metterti a tuo agio e che ti da una confidenza, rimanendo nel campo formale del rispetto, che ti fa sentire coccolato, soprattutto quando devi pagare il conto. Dicevo, alle ore 9 del mattino, per l'ultimo controllo ed il pagamento della parcella, sonnecchio nell'ambulatorio mentre il dottore parla a raffica di un argomento piuttosto che dell'altro. Al momento dei saluti, proferisce le testuali parole: "Poi, più avanti, se vuole, posso farle un nuovo trattamento con gli ultrasuoni, per questi piccoli inestetismi (indicandomi il volto) che sono segno dell'avanzamento dell'età, non chè lei sia vecchio, ma la pelle inizia ad invecchiare e questo si può contrastare con tale applicazione"... "Allora buon Natale e stia bene!" E mi saluta. A parte che in una sola frase ha fatto riferimento al concetto di vecchiaia per ben tre volte! Poi la sensazione che mi è rimasta, una volta uscito dal suo studio, è stata apocalittica. Ma è in questo modo che fidelizza i clienti? Creando loro insicurezze che prima non avevano. Caspita la mia faccia sta cadendo a pezzi, non è meglio giocare d'anticipo ed iniziare subito? Poi ripensando ai contati lasciati sulla sua scrivania, ho dato un freno alla mia vanità. Ora cammino per la strada con un portafogli più leggero, qualche centimetro di pelle in meno e la sensazione netta che tutti stiano guardando la pelle del mio viso ormai vecchia e piena di buchi. Grazie dottore!
December 11 Domande di prima mattinaMa lo saprà Loredana? Grazie ai proventi della vendita di mutande le pagherà gli alimenti? Mi è venuta voglia di slip! December 08 Un coniglio per Natale (3)Girò le chiavi nella toppa con un senso di leggera ansia nel petto. Entrò nella stanza buia. Silenzio, rimase in ascolto. Solo il passo felpato familiare del gatto le ricordò che era a casa. Si diresse in cucina e mise dell’acqua sul fuoco. “Una tisana mi calmerà, ho bisogno di rilassarmi”. Si stravaccò sul divano con il gatto al seguito. Mentre accarezzava la bestiola fissava un punto nel vuoto davanti a sé. In quel momento la sua mente era occupata da una serie di ricordi legati al passato. Pensava alle relazioni finite, che le sembravano così lontane, come se le avesse vissute in un’altra vita, non la sua. Solo poco tempo prima, per strada, tornando a casa, aveva cercato di afferrare il minimo denominatore comune di tutte le sue esperienze di vita. Le era sfuggito. C’era stato Federico, il feticista del piede femminile. Oltre che adorare quella sua porzione di corpo, peraltro niente male, la obbligava ad avere le unghie sempre laccate di rosso, una pedicure impeccabile ogni qualvolta le vedesse i piedi e ad indossare sempre scarpe con il tacco. Qualsiasi tentativo di Violetta ad opporsi a queste sue richieste era caduto nel vuoto e alla fine erano scesi a patti. Il minimo di tacco permessole era quello di otto centimetri, un “no” indiscusso a infradito, stivali piatti e scarpe sportive, almeno non in sua presenza. In un primo momento lei aveva accettato questa costrizione con una certa riluttanza, poi col tempo, osservando le reazioni estatiche di lui al vederla con calzari vertiginosi, aveva incominciato a scegliere le sue scarpe sulla base del piacere del partner. Aveva inoltre riscontrato un certo piacere nel concedergli quella piccola attenzione, che forse sfuggiva al resto del mondo ma che nel loro rapporto era sempre implicita. Certo non si spiegava il motivo della passione particolare del fidanzato, ma una volta oltrepassato il nervosismo per la costrizione che doveva subire, non si era fatta più tante domande. In fondo non faceva nulla di male, se non chiederle di tenersi addosso qualsiasi tipo di scarpa, stivale o sandalo che fosse, durante i loro incontri amorosi. Ora si era resa conto di quanto questo personaggio fosse bizzarro. L’aveva lasciato quando aveva scoperto un’intera collezione di foto di scarpe di sconosciute nel suo computer. Se avesse assecondato ancora quella sua fantasia avrebbe finito col soccombergli. Non si vedeva certo a 50 anni ancora inerpicata su un tacco quindici laccato. Lo lasciò indossando un paio di vecchie Nike. Quindi si ricordò di Gianluca, il quasi diciottenne. Lo conobbe quando gli mancavano due mesi e mezzo al compiere la maggiore età. Lei all’epoca aveva 24 anni ed ormai era attratta da un certo tipo di uomini, sempre più grandi di lei. Con Gianlu si era avviluppata in una passione incontrastabile, a cui non sapeva porre alcun freno. Anche in questo caso, dopo i primi mesi di domande e dubbi, si lasciò andare e decise di vivere la storia giorno per giorno, non preoccupandosi del futuro. Certo, sentiva la mancanza di alcune cose: confronto intellettuale, interessi condivisi e modalità di procacciarsi il divertimento. Eppure il sesso, l’intesa perfetta a letto la legava indissolubilmente a lui. La storia si interruppe bruscamente quando scoprì per caso che il suo bel bambino rubava cellulari, portafogli e motorini ad adolescenti, per potersi permettere di portarla fuori a cena. Senza futuro. Gli parlò della fine del loro rapporto facendosi portare fuori nel ristorante più costoso della città. Chissà quanti studenti senza cellulare circolavano in quel fine settimana?! Sorrise pensando a Simone. Sorrise perché ricordò la contraddizione che rappresentava quel uomo. Apparentemente perfetto, combaciava al millimetro con quelli che erano gli spigoli del suo carattere, si compensavano ed avevano un’intesa perfetta. Gentile, buono, un vero uomo, laureato e con un lavoro che gli avrebbe regalato una buona carriera e di conseguenza a lei un tenore di vita tranquillo e sicuro. Insomma il tipo di uomo con il quale pensava di passare il resto della sua vita, ne era stata veramente innamorata. La relazione più lunga che avesse mai avuto. Non si capacitava in alcun modo di aver trovato il tanto sbandierato “uomo giusto”, il principe azzurro, quello che non l’avrebbe mai delusa per alcun motivo. Eppure tutta questa perfezione avrebbe dovuto metterla in guardia. L’inculata non tardò ad arrivare e da un giorno con l’altro non riuscì più a contattarlo. Dopo alcuni giorni di ricerche forsennate lo scovò in prigione. L’avevano arrestato per sfruttamento della prostituzione e spaccio di stupefacenti. Andò a trovarlo qualche volta in carcere, ma dentro di lei qualcosa si era incrinato ed aveva posto fine alla sua storia perfetta. Forse era proprio da quel momento che aveva smesso di sperare. Poi c’era stato il bisex a sua insaputa, che un bel giorno le propose una notte di sesso a tre con il suo amico d’infanzia. Terribile ma con grande coraggio. Il finanziere astemio e ligio al suo lavoro. Incongruente, almeno per lo stile di vita che conduceva lei. Non che commettesse reati gravi, semplicemente non rispettava tutti i diritti di copyright e il codice della strada, ma tenersi quanto di più simile ad uno sbirro nel letto le sembrò molto pericoloso. Per la serie a letto con il nemico. Il dj pasticcomane, troppo impegnativo. Lei che al massimo aveva provato degli stimolanti energetici acquistati in farmacia. Lui viveva di notte sempre al massimo e lei a sento reggeva le quattro del mattino senza ausili naturali. Il cineamatore, pallosissimo. Assecondava a pieno la passione di Violetta per il grande schermo, ma lui ne faceva una vera e propria ossessione. La sua vita girava intorno al cinema e a Violetta non andava certo di essere messa da parte per una maratona notturna su Lynch. Volubili, inconcludenti, immaturi. Gli uomini della vita di Violetta rappresentavano una carrellata degna del museo degli orrori. Si accorse che in comune avevano tutti il fatto di essere stati mollati da lei. Possibile che non era stata in grado, per tutto questo tempo, di accettare e soprassedere ad alcune piccole imperfezioni?
(continua...)
December 06 La notte in cui Brigitte Bardot mi parlòL'altra sera ero in un locale. (Sai che novità!) Parlavo animatamente dei soliti argomenti: casa, lavoro, amore. (Che caso!) Avevo appena confidato qualcosa, di cui mi vergogno, al mio interlocutore. (Coraggioso!) Mi sentivo sollevato, forse perché dicendola ad alta voce, ne avevo superato il timore. (Hai scoperto l'acqua calda!) Nonostante questo, ho letto nei suoi occhi, un misto di compassione e tenerezza. (Che rincoglionito che sono!) All'improvviso un colpo fortissimo alla spalla sinistra. (Oddio qualcuno mi odia!) Mi giro e non c'era nessuno, guardo a terra e vedo una foto di Brigitte Bardot incorniciata. (E lei da dove spunta?)
Ecco le cose strane della vita. Gli attimi in cui tutto si schiarisce e riesci a vedere più in là del tuo naso. A parte il fatto che non ci voleva Brigitte Bardot in persona per farmi capire di trovarmi di fronte ad un empasse. Però il colpo ha aiutato. Mi ha risvegliato dal torpore in cui ero piombato. Mi ha fatto capire che la serenità è qualcosa del tutto artificiale, che ci si costruisce. Che si ottiene giorno dopo giorno. Facendo un passo alla volta. E' come se BB mi avesse urlato: "Brutto testone! Cosa stai facendo?" La serenità la trovi solo dentro di te... non è la casa, non è il lavoro e non è la persona che ti sta a fianco. La felicità è la somma di tutte queste cose quando sei nella tua condizione di serenità. Sono io e solo io. Non certo quello di cui mi circondo... Il nuovo pensiero, con cui mi sono confrontato dopo lo scontro, è la paura di perdermi. Di perdermi un sacco di cose che sicuramente non torneranno, che nessuno, nemmeno BB, mi potrà ridare. E così, quella sera, diventò la notte in cui Brigitte Bardot mi salvò la vita tirandomi uno schiaffone.
December 01 Un coniglio per Natale (2)Sulla strada verso casa, dopo l’infausto pomeriggio, Violetta si abbandonò a pensieri più selvaggi. Rallentò il passo, quasi per specchiarsi nelle vetrine già addobbate per le festività, e lasciò la mente vagare tra un misto di amarezza e eccitazione. Il Natale che si avvicinava, non aiutava certo a sentirsi meglio. Anzi le donava un senso di vuoto e solitudine, che mai aveva provato gli anni passati. A dire il vero odiava tutto quello che circondava questo periodo: la bontà imperante e l’eccessivo buonismo che si impossessava degli animi. Reputava tali comportamenti sciocchi, non adatti a lei. Ma in questo anno qualcosa era mutato, forse si era stufata, probabilmente voleva assaggiare un briciolo di quelle sensazioni, che il resto delle persone che la circondavano, amavano esternare così facilmente. La tenerezza si impossessò di lei senza dare alcun preavviso. Luci, colori, prezzi, pacchetti. Tutto quello che le rimandavano i negozi con prepotenza, scivolava via dai suoi occhi persi nel nulla, quasi a cercare una verità nascosta proprio davanti a lei. Sembrava vigile ed attenta, in realtà Violetta era da un’altra parte. Le facce di tutti gli uomini con cui era stata le passavano davanti, come fossero conoscenti che per caso si incontrano passeggiando per la strada. Voti, conoscenze, sentimenti, divertimenti erano i parametri della sua analisi. Come in un vasto archivio, stava catalogando ogni singolo personaggio maschile a seconda dell’esperienza che aveva vissuto; stando bene attenta a scovare un punto di connessione che le permettesse di capire dove aveva sbagliato in tutti quegli anni. Poi d’improvviso un po’ solleticata dalla notizia poco prima comunicatale dalle amiche, si mise a fantasticare sulle caratteristiche ideali di un suo possibile partner. Alto, di sicuro doveva essere avvolgente. Gli uomini più bassi di lei, le davano l’impressione di soccombere, di essere in una posizione di svantaggio. Già era provvista di un carattere sicuro e deciso, almeno in amore voleva essere lei la parte femminile. Sempre per lo stesso desiderio si figurò due spalle larghe che la cingessero nei momenti di maggiore sconforto e di totale abbandono. Peli! Tanti peli, nel limite del possibile. Erano esenti da questo desiderio schiena e culo. Per il resto poteva essere benissimo una scimmia parlante. Il pelo le dava l’impressione di maschio, di “uomo che non deve chiedere mai”, e donava all’esemplare un odore intenso e pungente che la eccitava. Si sorprese leggermente su di giri mentre cercava di ricordare l’odore maschile. Sentiva il desiderio di perdersi in un torace cosparso di peli salirle dalle caviglie. Avrebbe voluto appoggiare la testa su di un vello maschile, passarci la mano, tirarare un po’ qualche ciocca, annusare l'incavo tra i due pettorali. La ceretta era sicuramente una prerogativa femminile che mai e poi mai il suo maschio avrebbe dovuto adottare. E poi le mani, come poteva aver dimenticato le mani?! Grosse e ruvide, per essere afferrata con decisione. Ogni carezza che le venisse elargita doveva avere l’effetto di un peeling deciso, che le ravvivasse ed eccitasse ogni singola cellula. L’euforia già raggiungeva le ginocchia. Di carattere buono ma deciso, fermo nelle sue decisioni e fedele a quel che credeva. Certo il suo uomo doveva avere le palle per contrastarla, anche andandole contro. Voleva la battaglia, lo scontro. Violetta si vide per un secondo come una donnina dell’ottocento, remissiva e subordinata. Il pensiero, che normalmente l’avrebbe irritata, ora la riempiva di passione; ed un leggero rossore iniziò a macchiarle le guance, mentre un vento gelido le spostava qualche ciocca di capelli. Vide davanti a sé, come fosse vera, una bocca carnosa, che nascondeva una serie di denti bianchi simili a perle. Perfetti! Quella bocca l’avrebbe riempita di baci lì in mezzo alla strada se Violetta non avesse raccolto le redini della sua fantasia e non avesse dato un freno al calore che ormai sentiva prossimo all’inguine. Si trovò in mezzo alla strada circondata da passanti che non le davano retta. Si sentì stupida, una ragazzina in preda all’immaginazione, che si fa prendere la mano da fantasticherie. Solo fantasticherie. Affrettò il passo verso casa.
(continua...)
November 24 Un coniglio per Natale (1)Violetta si sentiva molto frustrata. Ormai era da tempo che non aveva qualcuno al suo fianco. Non che si fosse applicata assiduamente nella ricerca, ma la famosa frase che molti le ripetevano, "quando meno te lo aspetti ti capiterà davanti la persona giusta", la faceva andare in bestia. A furia di aspettare era calata in una sorta di limbo nel quale non sentiva più istinti e non provava stimolo alcuno nella conquista. Arriverà prima o poi, cambieranno le cose, la fame si placherà, si diceva placida e rassegnata. Il tempo passava e la sua coscienza dava sempre meno peso a quella vocina interiore, quella spinta atavica, che campeggiava fissa dentro di lei dall'età di quattordici anni. In passato si era data, aveva sperimentato con un certo piacere e si era abbandonata ad ogni tipo di intrattenimento; non sapendo che il tempo di magra si nascondeva dietro l'angolo. Ora, all'età di 28 anni, si chiedeva se non avesse perso l'allenamento, se sapeva ancora farci. "E' come andare in bicicletta, una volta che impari..." Altra frase che non sopportava. E così tra frasi fatte, consigli delle amiche, impegni di vita, si era trovata a bocca asciutta da un periodo di tempo talmente lungo, da non ricordarsi precisamente quando ebbe origine. Ogni giorno, come ogni inizio di dieta che si rispetti, si riprometteva: “Domani interrompo il digiuno, da domani divento più sfrontata!” Ma le cose non cambiavano. E il tempo passava.
La sua vita procedeva sullo stesso binario ogni santo giorno. La frustrazione e la rassegnazione ormai campeggiavano nel suo animo che non mostrava ferito, ma che di sicuro, all'interno, era provato. Un giorno di Dicembre, un nuovo ulteriore smacco le smosse qualcosa. Si ritrovò in un bar del centro per un caffè con delle amiche, con le quali si abbandonò a confidenze che la turbarono nel profondo. Violetta non aveva mai avuto problemi a parlare della sua situazione, e le amiche, le stesse che le dicevano quelle frasi che un poco la scalfivano, si dimostravano comprensive e buone consolatrici. Argomento della seduta, come sempre, erano gli uomini. Ovvero la mancanza di uomini. Il più delle volte constatavano con rassegnazione l'aspetto beffardo della vita che porta le ragazze, già mature nel periodo adolescenziale, a snobbare i coetanei, immaturi e pieni di ormoni, che vorrebbero fare solo “quella cosa”. Succedeva esattamente come per la metafora del pedone e dell’automobilista: Quando si è in macchina si odiano i pedoni che si gettano sulle strisce costringendo a frenare bruscamente, al contrario, quando si è a piedi, ci si butta sul passaggio pedonale proprio per far valere il proprio diritto di passaggio. Ad un certo punto della crescita le parti si invertono: Le ragazze ormai donne, si dimostrano più disponibili e sicure nei confronti dell’altro sesso; cercano, si concedono e conquistano come fossero vere predatrici. L’unico inconveniente a questo punto è che, un uomo libero in grado di soddisfare questa necessità, scarseggi. Chi ancora Peter Pan, chi diventato gay, chi occupato, chi inaffidabile, pare che la materia prima col passare del tempo si trasformi in merce avariata, lasciando sul mercato una domanda ben superiore all’offerta. Ecco l’amara constatazione delle tre; non c’era uomo disponibile sulla piazza. Sebbene Violetta non ci facesse più caso e rimaneva quieta nella sua speranzosa attesa, le due amiche non si erano certo adagiate. Ovviarono alla penuria di accompagnatori comprandosi un gradito regalo in un negozio specializzato. La comunicazione all’amica pensierosa avvenne tra rossori e risolini di malizia. “Ci siamo prese un coniglio tutto rosa!”
(continua...)
November 20 Nebbia in Val PadanaMentre mi perdo tra le nebbie, succedono cose strane. Gli ultimi contrattempi prima del grande passo non tardano ad arrivare. La sensazione è proprio quella di essere avviluppati in una coltre densa, che non ti lascia vedere. L'isolamento e la pace sembrano solo apparenti, già dietro ai banchi fitti di foschia si nascondono le solite insidie. La sorte a volte sembra prendersi gioco di quelli che meno se lo meritano. Mi sembra strano che qualche tempo fa parlassi di andare a vivere da solo, ed ora, come una spietata coincidenza, salta fuori pure questo. Avrà mai inizio tutto questo per me? Le solite domande che tra lo smog perdono significato. Forse il giusto quesito è un altro: sarò pronto ad affrontare ben più grandi passi? Soprattutto se incerti ed azzardati come l’avanzar tra le nebbie. November 19 MAMA MIA!Cose che capitano solo un martedì sera di Novembre. Non riesci a dormire perchè l'intera cena ti si è fermata sullo stomaco, benché ottima. Ripensi ai tempi che corrono, alle cose che ti sono successe nelle ultime settimane, alle persone che hai conosciuto, ai film e cd che hai visto ed ascoltato. Ci sono! Ci sono! Come un'illuminazione mi è giunta la soluzione a ciel sereno. Come un insight improvviso, mi sono osservato interiormente ed ho intravisto la verità: Questa canzone parla d'amore! Pur avendola canticchiata per anni, ballata qualche volta e sentita sino alla nausea; mi sono accorto che parla di sofferenza, di amori passati e di grandi delusioni. Il tutto in netto contrasto con la melodia allegra e scanzonata. Perchè mi sono sempre fatto distrarre dalla melodia senza prestare la benché minima attenzione al testo? E nel testo, in quello che dice, il vero tesoro, la realtà dei fatti: Tutti prima o poi ci cascano, tutti prima o poi sentono qualcosa di simile, tutti prima o poi esclamano "maledetti ABBA!"
November 14 Drop that bombCi siamo quasi! Il fiato sta per tornare e l’ansia per sparire. Tutto nel giro di poco tempo può cambiare, una data, una firma, ed il mio mondo non sarà più lo stesso. Non è come sembra, è molto peggio!
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HELL(O) (T)HERE
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